
sarà che a Bergamo ci sono 32°C [finalmente], sarà che in sti giorni il tempo è poco, sarà che avevo degli asparagi in frigo e un cucchiaio uno di pesto della prozia genovese…
Pasta con gli asparagi
ingredienti:
- pasta corta [io ho usato dei mi sembra si chiamino "gemellini"]
- un mazzo di asparagi verdi
- uno spicchio d’aglio
- 4 o 5 pomodorini
- un cucchiaio di pesto
la cosa è più semplice del previsto: pulite gli asparagi, tenendo da parte i 3 cm. di punte e affettando a rondelle di 1 cm. di spessore 4 o 5 cm. di gambo. Il resto è scarto, ma potete tenerlo per farci il brodo per il risotto agli asparagi “scappati”. Una volta fatta questa operazione gettate le rondelle di asparagi nell’acqua bollente – dove poi getterete la pasta – salata un filino di più.
Lasciateli bollire 5 minuti, poi buttate la pasta [in tutto le rondelle di asparagi devono cuocere un quarto d'ora per non sfaldarsi, quindi voi che siete sagaci fate i conti con il tempo di cottura della pasta].
Nel frattempo avrete messo a scaldare in una padella un filo d’olio e lo spicchio d’aglio [se non vi piace l'aglio potete eliminarlo]. A quel punto mettete nella padella i pomodorini tagliati in modo che inizino a fare un sughetto con l’olio. Buttateci anche le cime degli asparagi e un cucchiaio d’acqua di cottura della pasta.
Scolate la pasta e ripassatela in padella, spegnete il fuoco, aggiungetevi l’eventuale cucchiaio di pesto, mescolate bene e se proprio siete esosi dategli una spolverata leggera [ma proprio leggera, se no perdete la delicatezza dell'asparago] di pecorino.
Insalata di farro
ingredienti:
- 200 gr. di farro cotto al vapore o bollito
- una decina di pomodorini
- una manciata di olive nere
- 5 foglie di basilico
- 50 gr. di feta
- olio
- summak
Per chiarirsi: il summak [o summaco, in italiano] è un elemento diventato quasi fondamentale nella mia cucina. L’ho scoperto in Palestina ed è tipico della cucina mediorientale: è una spezia, lievemente acidula, usata per condire le insalate, di un bel color rosso scuro, che viene dalle bacche di un arbusto diffuso anche sul Carso triestino. Ne sono ormai dipendente. Se lo trovate fatene incetta, basta una presa di summak e un filo d’olio buono per dare la svolta a smunte foglioline di insalata.
Io qui l’ho abbinato a del farro che avevo già cotto, mettendogli insieme dei pomodorini, delle olive nere, delle striscioline di foglie di basilico e della feta.
Capitolo feta: al supermercato trovavo solo quella della Mevgal, buona e greca ma discretamente costosa.
Poi ho iniziato a trovare quella importata direttamente dal supermercato: anche qui, prodotta in grecia e ci sta.
Oggi ho trovato il nonplusultra del cibo globalizzato: è una specie di feta, un po’ + compatta e confezionata in una demente confezione in tetrapak come quelle del latte da mezzo kg.
Me lo ricordo, questo formaggio [che effettivamente si avvicina molto alla feta, ma non è feta per il semplice fatto che è prodotto in danimarca], in Kosovo, anni di grazia 2001 e 2002, in un progetto di cooperazione dal basso e animazione con i bambini. Assieme al “chappi” [grazie a dio ero già vegetariano... è un wurstelone di pollo dalla consistenza plasticosa e dai colori improbabili], alle banane e ai cetrioli era parte imprescindibile della dieta di quella spedizione. E’ un prodotto danese di una ditta araba che si riferisce appunto al mercato dal punto di vista gastronomico “arabo” [quindi dai Balcani al nordafrica al medioriente]. Secondo me basta questo [e il suo prezzo competitivo] per spiegare perchè mi sono buttato su questa prelibatezza….
ah, ovviamente l’insalata si compone di tutti i suddetti elementi mischiati, irrorati da un filo di olio buono e da una presa di summak. Lasciatela riposare in frigo almeno una mezzoretta e poi colpitela, a petto nudo e con una peroni ghiacciata davanti.