Karletto

“Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.” Prof.F.Scoglio

s cigaretom nisi sam

Pomeriggio universitario, oggi.
che non vuole dire che mi sia messo a studiare, o a preparare un esame.
Per quello c’è tempo, e poi l’ambiente accademico-universitario mi fa schifo, ho il rigetto. Pieno di arrivisti e gente in carriera, e io detesto la gente in carriera, questa finta aspirazione ad essere soddisfatti per quello che si fa dal punto di vista lavorativo, così tremendamente borghese e misera, arida, pronti a buttare nel cesso tutto e tutti quelli che non si confanno al loro lungimirante progetto di esistenza.


“fanculo la pensione”, direbbe il mio barista preferito, ma questo è un altro discorso.
Il punto non è di parlare della degenerazione in senso capitalista della società, che già sapete, e delle sue derive sulla psiche umana.
Balcani, si parte da lì, perchè tutto alla fine è iniziato lì.
[intanto, lo studente albanese seduto di fronte a me in questa lussuosa aula studio della biblioteca di bergamo mi guarda con fare interrogativo… sarà per la mia – ennesima – maglietta inneggiante la yugoslavia dei bei tempi che furono? O per l’adesivo “capitalism is boring” sul laptop? Bhe, sempre meglio del babbeo seduto alla mia destra, che naviga su siti che definire “sconvenienti” mi sembra poco] Balcani, perchè alla fine hanno arrestato Gotovina.
Come diceva qualche mese fa sul Manifesto Tommaso Di Francesco – cito a braccio – “perchè tante persone rimangono così legate ai balcani? Perchè i balcani rappresentano noi stessi, le nostre lacerazioni, i nostri conflitti”. Ecco, se mi deve rappresentare qualcosa, mi rappresentano i balcani, e le mie gloriose natiche lo riportano, ben chiaro, marchiato a vita in serbo.
Non sono in fuga, non scappo da niente – anche se davvero in questi giorni mi verrebbe da contare fino a milleuno [come diceva il mio allenatore di football americano] prendere un aereo e partire. Sono solo balcanizzato, le fughe le lascio agli altri, io curo – o cospargo di sale – le mie ferite.
Dicevo.
Hanno arrestato Gotovina, generale croato. Eroe per parte dei croati, criminale di guerra per il tribunale dell’aja.
I balcani hanno uno strano rapporto con i loro generali: sono eroi, sono lo specchio e il vanto di un popolo, sono delle icone di sicuro non laiche, pervase da quell’alone di santità che si riflette dalla spiritualità nazionalista. Qualcuno diceva che ora manca il generale Mladic, comandante serbo, all’appello degli arresti. Aggiungiamoci pure Thaci, generale albanese kosovaro.
Ecco, l’epica guerriera tramandata nei secoli andati l’ho potuta ritrovare nella creazione di *eroi*, nelle foto dei generali, nei racconti di combattimenti, gente sgozzata, sparatorie. In cimiteri agghindati a mausolei della Nazione, quale essa sia. Nelle bandiere ostentate, coperta di linus di neoStati. Fateci caso, da queste parti di tricolori ne vedi pochini [ci mancherebbe, per carità]. Nei balcani è sempre l’occasione di mostrare i propri vessilli.
Intanto, bevo birra al lavoro dopo che sono anche scappato per una mezzora a tirare una boccata d’aria e bere un paio d’amari tutti-d’-un-fiato, lasciando gli ospiti del dormitorio per senza fissa dimora alla mercè del mio buon collega.
Gotovina è stato arrestato in Spagna, al mare, buen retiro per chi comunque ha guidato un esercito in maniera dura e sprezzante. Come lui, croato, ci sono stati generali serbi e bosgnacchi [musulmani di bosnia] e, dopo, albanesi kosovari. Non faccio la classifica di chi ha fatto più schifezze, come riportava Internazionale da un giornale francese settimana scorsa a Sarajevo un po’ rimpiangono la guerra. Giusto un po’, per il senso di presenza nella vita, a stretto contatto con la morte, rispetto all’apatia della routine quotidiana. Diceva l’articolo che tanti sarajevesi sostengono di avere capito cosa vale davvero nella vita, quali relazioni, quali sono le persone che contano solo in un momento così.
Giuro, non mi vorrei trovare mai in una situazione del genere, l’ho solo annusata quella guerra nel mio avanti e indietro da quel grande ex Paese. Ho solo visto dei segni sui muri che mi hanno spiegato essere granate, ho visto le tante armi in giro, le gambe mutilate, i campi minati e gli amici con problemi di droga causati dall’avere combattuto una guerra.
Però, l’essenziale, quello sì lo vorrei.
I Balcani mi hanno sempre “messo apposto”, fatto fare quel passaggio mentale in più, fatto vedere quell’angolo che tenevo nascosto chissà per quale motivo.
Una volta all’anno, almeno, devo varcare il confine di Trst, quella che in italiano è Trieste.
Non hanno, i Balcani, la musicalità e i colori seppur tragici del sudamerica. I Balcani sono brutti sporchi e cattivi. Sono rancorosi, tristi, rassegnati.
I movimenti sociali nei balcani esistono, ma non se li caga di striscio nessuno, i guevaristi de noantri sono troppo impegnati a fare turismo militante da altre parti.
Forse che i paradigmi filosofici e politici nei balcani sono talmente *altri* che ci sarebbe da entrare in categorie interpretative troppo diverse, forse che il velo di rassegnazione di cui sopra non li rende visibili, fra palazzoni in stile sovietico e un “protettorato” USA nel cuore dell’Europa.
I Balcani per me, più che i film di Kusturica e la musica di Bregovic sono quelli del film “La Polveriera”, del turbofolk, del kanun albanese, dei kilometri percorsi in 5 in panda alla volta di sarajevo, della prima volta che ho sentito “a 30 miglia di mare” degli assalti frontali e un po’ mi sono sentito in colpa [“puoi anche andare in gita lì a guardare / che effetto fa morire”], e mi collega alle pagine lette di un libro di marcela serrano,”quel che c’è nel mio cuore”, un bel regalo che mi è stato fatto da una bella persona:
“gli intellettuali trovano tutto caldo, il pranzo, il letto e l’acqua, aveva detto l’avvocato della Ong. Anche gli stranieri. Alcuni arrivano qui con le loro angosce, come se noi gliele potessimo cancellare con la nostra guerra. Devo ammettere che sono stati utili, in certi momenti persino indispensabili, ma ciononostante sono e continuano ad essere degli interventisti. Che vadano via e ci lascino in pace!”.
Vado a dormire, tutto sommato poco curioso rispetto a cosa mi aspetterà domani.
Ultima sigaretta, perchè come dicono appunto nei balcani, “s cigaretom nisi sam” [con una sigaretta non sei mai solo].

ah, ai prossimi mondiali tiferò iran.

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