Karletto

“Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.” Prof.F.Scoglio

Il Fordismo spiegato alle masse


Oggi è come il primo giorno di scuola.
Riprendo servizio nel dormitorio per senza fissa dimora più lussuoso, se non dell’intero globo terracqueo, almeno della zona che segna i sacri confini delle Orobie.
Grandi novità, ricchi premi e cotillions.


Letto nuovo, non più scassato e sfondato ma solido letto da ospedale.
Anni ’60 in Unione Sovietica, pratico e sobrio.
Penso che il direttore di Caritas – dal quale alla fine dipendo per giri di cooperative – abbia fatto l’acquisto del secolo con una trentina di letti direttamente da qualche manicomio criminale di Togliattigrad o da qualche sanatorio sul lago Balaton.
Solite lenzuoline azzurre, copertina modello cilicio, ufficio in uno stile misto fra il tirolese e l’ente del turismo di Tirana nel 1971.
In più un numero di Vanity Fair di maggio dove Linus si dichiara comunista.
Se avessi una telecamera potrei fare un film visionario di successo, ma ovviamente sono contrario da anni al proliferare di mediattivisti armati di telecamera: dopo Genova2001 tutti, qui a bergamo, sono diventati videomaker. Ovviamente con risultati alterni, ma spesso con la spocchia artistoide.
E dato che l’arte contemporanea, il jazz, il teatro, la danza moderna e un’altra decina di cose di tale risma rientrano nella categoria dello spirito delle degenerazioni borghesi meglio chiudere l’argomento in modo da non farmi scagliare il posacenenere della lemonsoda [contenente ben una cicca di samson verde] nella vetrata che ho davanti.
Novità in dormitorio, nuovi ospiti. Racconti degni di un libro di Massimo Carlotto: pistole, macchine lussuose, import-export di bamba, rom serbi, cazzotti in bocca a ispettori della polizia, elicotteri e rapimenti in quella zona grigia dell’umanità che è la provincia norditaliana.
E poi la “stanza della fratellanza copta”, marocchini sieropositivi, il vecchietto da BarSport esperto di calcio che parla solo in bergamasco, profughi di guerra.
Ottimo, ci siamo, è autunno, dopo un’estate volata e non goduta a dovere, senza un soldo e quindi bloccato nell’afa orobica.
Fa buio presto, fa freschino la sera e io per il terzo anno mi ritrovo in un ufficio-stanza di 16 mq. a fingere di fornire servizi. Altro che Proust e le sue madeleines, rientrare qui a lavorare mi dà quel senso di dejàvu un po’ malinconico che mi basta che mi mettete su claudio lolli e tento il suicidio seduta stante. E oltre che Proust mi fa una pippa – con rispetto parlando, eh – anche Guccini e il suo eskimo, i suoi autogrill e quant’altro.
In realtà da buon lavoratore pubblico mi sono portato il secondo lavoro sul posto del primo lavoro, creando una piccola impresa fordista che sfrutta una sola persona per entrare nel sistema di produzione capitalista.
Ovviamente il fesso sfruttato è il sottoscritto, l’aggeggio infernale è una macchina per la produzione di spillette da 25mm. e la consegna è per domani pomeriggio. Considerando che mi manca un centinaio di spille da fare e che voglio andare a dormire mi sembra di essere sulla buona strada.
Almeno la mia impresa personale [sono un self-made man] non sfrutta bambini pakistani denutriti ma robusti 28enni lùmbard.
Tondini di metallo, figurina stampata, plastica. Poi, nell’altro foro, l’anellino. Due colpi e via, applicare il gancino e la spilla è pronta. Il tutto su un ripiano di marmo che fa venire il mal di schiena a starci chino sopra.
Per fortuna che inizia il weekend, il mio cesso sociale di riferimento riapre e ho deciso che la parola d’ordine dell’annata sono moralità e rigore.

noto con qualche mese di distanza che TeppismoDOTorg è stato citato dal blog del TruceKlan, e non posso che esserne felice dato che mi sento parte anche io del klan dei ragazzi con problemi

citazione d’obbligo, per jim bob luke, investigatore privato creato da quel genio di Joe Lansdale [se non avete mai letto niente di suo vi considererò sempre un gradino sotto di me nella scala evolutiva umana, e la considerazione che ho di me stesso varia fra l’includermi nel regno minerale al sentirmi a mio agio a dare pacche sulle spalle a dio]:
La vita è come un piatto di chili in un ristorante che non conosci. A volte è speziata e saporita,altre volte sa proprio di merda

special guest: i furgoni per la pulizia strade. Appena compro un’arma da fuoco so con chi prendermela.

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