Karletto

“Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.” Prof.F.Scoglio

Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno. [prof.Franco Scoglio]


Certo che scrivere ogni mese e mezzo è segno di scarsa serietà.
Di sicuro.
Ma del resto non prendo coscienza solo ora di fare parte della corporazione dei cioccolatai, con tutto il rispetto possibile alle moltitudini rossocrociate che – oltre che costruire orologi a cucù e fare i buchi nel formaggio – portano avanti questa antica e nobile arte, checchè ne dica il sig.Novi.


Forse che nel frattempo c’è stato un po’ di tutto da miscelare sapientemente con la mia indolenza paragonabile solo a quella di uno dei numerosi giocatori argentini etichettati come “l’erede di maradona” [e quando vedrete qualche filmato del burrito Ortega o di aimar sarete d’accordo con me, sull’indolenza dico].
Ci sono stati 10 giorni intensissimi in Palestina, al seguito del progetto Sport Sotto l’Assedio. La narrazione di dieci giorni frenetici [perchè dentro ci stanno dieci miliardi di cose – contraddizioni pure – che vedi con i tuoi occhi, ci stanno molti incontri, momenti caotici, il crearsi di una comunità di umanità varia fra le più disparate, progettualità abbozzate e idee folli, checkpoint e sirene, perquisizioni e narghilè] la vorrei fare, vorrei mettere ordine in tutto il materiale che ho raccolto [dalle foto agli appunti che ho preso… manco al liceo ero così puntuale…], vorrei trovare il filo logico di una narrazione che parte da Bergamo, passa per la Palestina ma gioco forza torna a Bergamo.
Un progetto c’è già, in combutta con Zerocalcare, detto anche Zerocalcareduepuntozzero, ovvero il migliore disegnatore straightedge italotransalpino del Movimento, colonna portante della carovana di Sport Sotto l’Assedio e colpito allo scafoide da mano sionista.
Quindi il mio diario di viaggio sarà preparato in tempi non sospetti, diciamo fra la primavera del 2009 e l’autunno 2012.
In compenso mi sono fatto una discreta cultura sui movimenti terroristici israeliani ante-1948, sull’hiphop palestinese [e apro la mia solita parentesi per segnalare come è interessante che, sebbene in un mondo globalizzato e blablabla, i ragazzi dei campi profughi palestinesi trovino il rap come strumento immediato di comunicazione. Forse che si sono ripresi quell’urgenza comunicativa che è tipica del rap e la trovano come naturale, rifacendosi seminalmente e idealmente al primo rap americano] e sui sistemi di sicurezza dell’aereoporto Ben Gurion di Tel Aviv, che mi hanno preso in consegna per svariate ore spogliandomi, perquisendomi e interrogandomi come se per loro fosse piacevole trovarsi un manzetto bergamasco in mutande in uno stanzino.
Comunque la mia rivincita sul sionismo me la sono presa quando mi hanno aperto lo zaino e si sono trovati un paio di boxer marroni con bande fucsia da denuncia immediata.
Appena tornato dalla Palestina in compenso mi sono trovato davanti a una serie di “to do” imbattibile: se da un lato dovevo recuperare le notti lavorative passate in Palestina, dall’altro mi sono sobbarcato un ulteriore lavoretto che mi ha portato a lavorare alcuni giorni per la bellezza di 20 ore. Proprio io e la mia verve lavorativa.
Il nuovo lavoro estemporaneo consisteva nel preparare i libri per la Fiera del Libro di Bergamo: aprire centinaia di scatole, disporre i libri divisi per macroargomenti, “caricarli” uno a uno nel computer e metterli – sempre divisi per argomenti – in nuovi cartoni.
Circa 70.000 libri.
Però nel frattempo ho imparato a manovrare la macchina per pulire i pavimenti che hanno nelle grosse industrie, che sembra quella per il golf.
E mi sono reso conto – ancora una volta di più – che siamo un Paese di destra.
Ora, forse ai più – abituati alle librerie “di sinistra” – sfugge la pubblicistica che va per la maggiore in questo periodo: da Rosa Alberoni che scrive libri sul tradizionalismo cristiano alle ristampe di Oriana Fallaci che spuntano come funghi passando per i “romanzi” di Franco Cardini. Il tutto corredato da Pansa, da libri sulle foibe o sulla cina comunista e ben accompagnato dalle edizioni Paoline con libri per bambini quali “Gesù il rompi”
L’operazione culturale e di immaginario iniziata da AN sul lungo periodo sul tema della riconciliazione nazionale [e sdoganata dal centro sinistra, DS in testa] e che è passata per le fiction sulle foibe o sulle teorie degli “opposti estremismi” sta trovando sempre più terreno fertile: il 25 aprile viene celebrato come un “ricordo delle vittime” [di qualsiasi parte siano], la retorica patriottarda ha istituito i vari 2 giugno e sfregamenti inguinali di tricolori nel calendario, ogni voce “laica” è bollata di terrorismo.
Che dire? che l’Italia ha fatto numerosi passi indietro, e ormai una certa vulgata è intrinsecamente presente del DNA del Paese tutto: gli orrori dei comunisti, gli orrori dei partigiani, il terrorismo rosso, i terroristi islamici [anche lì, fra le ultime pubblicazioni in libreria trovate tranquillamente una decina di best sellers più o meno velatamente contro l’Islam], lo scontro di civiltà, le radici cristiane, le foibe, l’Europa bianca unita dal Tago a Vladivostok, i rapinatori rumeni delle villette, il burka, l’inno di Mameli.
In tutto questo, quasi meglio il voyeurismo di chi prenota il biglietto per assistere al processo alla Franzoni.
Tornando alle mie precarissime sfighe, amenità e corbellerie, di ritorno dalla Palestina mi sono trovato anche nella difficile posizione di “ometto scomodo del Movimento orobico 2007”.
Sono un signore e a differenza di altra gente evito di chiacchierare in giro, i rumors che qualcuno [forse per problemi di autostima] ha sparso non hanno trovato terreno fertile ma sguardi di compatimento, i sassolini che ho nelle mie capienti scarpe numero 47 li toglierò poco a poco, certo che se uno vuole essere una vipera deve pensare di avere oltre che a un poco di veleno anche denti forti… e nel frattempo ascolto “tu non sei dalla mia parte” dei Colonna Infame e “ghetto chic” dei Colle der Fomento, ghignandomela…
E nel frattempo c’è stata pure la mayday, in un pomeriggio nuvoloso… Lascio da parte le triangolazioni politiche fra Manifesto-Cgil-Precari perchè – anche solo per appartenenza – sono di parte, lascio da parte il fatto che anche quest’anno è stata indiscutibilmente un successo perchè ha aggregato e esplicitato il protagonismo di un precariato sempre più ampio, non rappresentato da nessuno e combattivo. Forse la mayday è uno di quelli strumenti che abbiamo in mano per opporci nel livello importantissimo e conflittuale come pochi dell’immaginario a una destra che è sempre più aggressiva.
In qualche modo vogliamo vincere, no? Perchè giocare per giocare va bene, ma fino a quando hai 8 anni e lo fai nel cortile con il SuperTele.

..E già che c’ero mi sono tagliato la barba e i capelli, lasciando spazio ad un pizzetto veramente azzardato.
Maggio si apre con un nuovo nato nella Famiglia allargata e con un futuro arrivo, segno sempre più ineluttabile del passo dei tempi e la constatazione che alla fine ho quasi 30 anni.
Nella stanzetta del dormitorio non si respira, sarà l’umidità all’esterno o la patina di grigiume che trasuda dai caloriferi scrostati e dai tubi a vista pitturati due decenni fa di bianco.
Stanotte dormirò con le lenzuola pulite: il giovedì c’è il cambio biancheria per il dormitorio tutto e quindi anche per noi operatori: sotto la coperta da ospedale di ruvida lana grigiotopo e sotto la coperta patchwork che funge anche da copriletto mi aspettano delle lenzuola azzurrine, pallide e slavate.
E candeggiate in qualche punto, lo noto dall’angolo del coprimaterasso che fa capolino appoggiato alla rete di metallo giallastra del letto.
Dormirò, dicevo, ma non ne sono tanto convinto.
Mi sono portato “chicago 1946” di Monroe che è una delle più liete sorprese degli ultimi mesi, ma nelle prime notti di questo maggio piovoso ho dormito male.
Questa notte ho fatto brutti sogni in maniera costante e ripetitiva, e non posso accusare il bicchierino di grappa di prosecco che ho bevuto prima di andare a dormire.
Forse è stati uno strano incontro dell’altro giorno e una mail appena arrivata, forse sarà il mio vizio di pensare troppo velocemente, fino ad andare in apnea.
Il rendersi conto di non sapere che dire nè tanto meno che fare, e chiederselo di continuo.
Non è un problema nuovo, sono quasi 29 anni che ci convivo, così come il pizzicore alle ginocchia e le farfalle nella pancia in certe situazioni.
Inadeguatezza, anche.
Poi, puoi fare il granitico finchè vuoi, il guascone e il sagace.
Non ce ne sono di cazzi, a parte quelli che ti volano per la testa.
intanto il fumo dell’ultima sigaretta della giornata – appoggiata di traverso fra le labbra, a destra – mi entra nell’occhio, sotto la lente dell’occhiale. Meglio riporla nel posacenere dell’Oransoda
Ogni tanto devi deglutire amaro, sapendo che non c’è soluzione

playlist disordinata:
* Manituana – Wu Ming [lasciato in regalo a Deisheh, Palestina]
* Chicago 1946 – Monroe [allibratori, poliziotti corrotti, bordelli]
* Quando il rosso è nero – Qiu Xiaolong [anche se è un libro controrivoluzionario]
* Torremolinos 73
* Delitti – Tracce allusive
* Fuga di mezzanotte
* 99 Amaranto
* melanzane alla menta
* pasta al forno veggie
* polpettone patate piselli e finocchio
* budino menta e cioccolato
* Colle der Fomento – Anima e ghiaccio
* il Bepi – 4el?
* Union 13 – symptoms of jumanity
* la Kinky Beat – One More Time
* il rap palestinese, DAM e PR Movement in testa

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