Karletto

“Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.” Prof.F.Scoglio

Fred Vargas – Chi è morto alzi la mano – ed. Einaudi

“È un faggio, signora.”
“Ne è sicuro? Mi scusi, ma è piuttosto importante.
Il ragazzo tornò a studiare l’albero. Con i suoi occhi cupi, ma non ancora spenti.
“Non c’è dubbio, signora.”
“La ringrazio davvero. Lei è molto gentile.”
Gli sorrise e si allontanò. Il ragazzo se ne andò per la sua strada, sospingendo un sassolino con la punta del piede.
Dunque Sophia aveva ragione. Era un faggio. Un banalissimo faggio.
Fetente.

Devo fare un mea culpa.
Sarò tacciato di misoginia nonchè di maschilismo, ma se fosse solo questa l’unica accusa che l’umanità mi muove contro sarei tranquillo.
Ho sempre snobbato libri scritti da donne, non so il perchè.
O forse sì, dopo approcci traumatici con le isabellaallende e le bananayoshimoto pensavo che la scrittura femminile fosse incompatibile con la mia persona.
Quindi, nonostante i consigli del mio collega nonchè amico nonchè uomo dalla grossa levatura [im]morale F., semplicemente non avevo mai cagato Fred Vargas.
Poi, capirai, è parigina e dopo un’immersione di Frègni e Izzo ti viene da schierarti con Marsiglia contro la capitale snob del Nord della Francia.
Essere un pirla non è un reato in Italia, e quindi faccio pubblica ammenda: sto leggendomi tutti i libri della suddetta signora e ha vinto verso i miei pregiudizi.
Dietro una trama lineare da “giallo classico”, Fred Vargas ci mette tre investigatori particolari: tre storici trentenni [uno storico della Grande Guerra, uno del medioevo e uno della preistoria] scalcagnati e precarissimi che vanno ad abitare insieme in una casa di periferia soprannominata “la topaia”, dove conoscono Sophie, una vicina di casa ex cantante d’opera che godeva di una certa notorietà.
Greca, per di più.
Quando nel giardino della vicina viene piantato di notte un faggio, inizia il mistero, con Sophie che “ingaggia” i tre per fare luce sulla comparsa del faggio che tanto inquieta l’ex cantante.
Che comprenderà lo zio di uno dei tre storici [soprannominati dallo zio appunto “i tre evangelisti” perchè si chiamano Lucien, Mathias e Marc, rispettivamente San Luca, San Matteo e San Marco] come ospite della Topaia: uno zio particolare, ex poliziotto cacciato perchè aveva lasciato scappare un omicida.
Il ritmo del romanzo viene dato da dialoghi divertenti e a volte surreali, ammantati da un umorismo acuto, la Parigi periferica descritta è trasandata e fuori dai depliants turistici come forse solo quella di Pennac.
Fra trattorie, comparse di musica lirica, famiglie greche e parenti che spuntano fuori all’improvviso, la liturgia che viene celebrata da Fred Vargas è quella di un giallo dalla parte dei perdenti, degli antieroi, dove chi investiga [perchè questa è l’essenza di un giallo che dicevo classico] è un trio di personaggi improbabili, distratti dagli studi, e un ex poliziotto cacciato con disonore.

Annunci

No comments yet»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: