Karletto

“Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.” Prof.F.Scoglio

Uno due tre viva Pinochet

…Quattro , cinque e sei a morte gli Ebrei
sette otto e nove il negretto non commuove
Sieg Heil

Dopo un pomeriggio passato con l’orecchio alla radio e un occhio al sito di repubblica per veder di sapere qualcosa rispetto al processo che vedeva imputati 45 fra poliziotti, agenti di polizia penitenziaria e medici che scrissero una delle pagine più tristi rispetto al rispetto dei diritti umani nel Dopoguerra italiano, la sentenza di primo grado tarda ad arrivare.

Alla fine, eccola lì la sentenza: di 45 imputati ci sono 30 assolti, degli 80 anni complessivi chiesti dai PM ne sono stati comminati 24, in gran parte indultabili o in prescrizione.

Ora, io mi oppongo al carcere, ma già le richieste fatte dall’accusa sono state molto “miti” se paragonate alla mano pesante utilizzata nei confronti dei manifestanti. Se ci aggiungete che due terzi degli imputati sono stati assolti e comunque sono state date pene molto clementi [cinque anni a Gugliotta, responsabile della sicurezza della caserma temporanea di Bolzaneto. A Perugini, numero 2 della DIGOS genovese, ripreso dalle telecamere mentre tira un calcio in faccia a un ragazzino già a terra sono stati dati 2 anni e 4 mesi… C’è da dire che 14 dei condannati sono dei dirigenti, e quindi sono stati puniti coloro che hanno guidato la mattanza, e sono stati interdetti dai pubblici uffici].

Teniamo tutto questo come “metro di paragone”, quando pensiamo ai 110 anni di carcere inflitti ai manifestanti, teniamo a mente questo, ovvero che in un “Paese semplice” rompere qualche vetrina e quindi colpire la merce, “la roba” è più grave che massacrare, torturare, umiliare, soprattutto se fatto da uomini in divisa che riportano la mente agli anni più bui della storia italiana e ricordano da vicino la storia relativamente recente di molti Paesi sudamericani.

Non mi “indigno”, penso che l’indignazione sia una reazione – per quanto sdegnata e collerica – di chi “vede da fuori” una determinata cosa, mentre mi sento parte di tutto questo: nella nostra memoria collettiva è tatuato indelebilmente quel G8, fa parte del nostro vissuto e per certe cose ce l’abbiamo ancora davanti agli occhi.

Probabilmente dovremmo anche trovare nuove forme rispetto allo schema utilizzato in quegli anni, forse ci servirebbero anche per comunicare che cosa vuole dire una sentenza del genere.

Forse, come dice Giuseppe Genna su Carmilla, ha ragione Berlusconi, la magistratura è da riformare per la disparità di trattamento rispetto ai reati, per le leggi speciali create ad hoc in tanti casi, perchè la giustizia [con la g maiuscola, è quella dello Stato…] protegge i forti e condanna i deboli… meglio combinare il macello fatto in quella caserma che farsi trovare con due canne in tasca.

Dov’è “la moltitudine” che inondava genova in quei giorni e parlava di cambiare il mondo? Piccolo episodio di vita squisitamente provinciale: qualche anno fa, non troppi, alla festa dell’unità di Bergamo [ora “festa democratica”, con tanto di gigantografia di Aldo Moro all’entrata, con buona pace dei miei zii ex militanti del PCI – quanti litigi! – poi coerentemente al centralismo democratico “democratici di sinistra” e ora semplicemente “democratici” che non penso abbiano mai avuto Moro nel loro DNA…] si accende un po’ di discussione con la locale Sinistra Giovanile sulla questione di Genova.

Forse per uno striscione, un volantinaggio o cose così.

Loro esponevano in bella mostra uno striscione “siamo nati a genova”, cercando di arruffarsi parte del “senso” di quei giorni, di quell’immaginario, di quelle parole d’ordine di cambiamento.

Niente. Sui siti del centrosinistra più o meno parlamentare [incluso il blog di Grillo, bravissimo a scagliarsi contro le leggi ad personam. E basta.] nessuna parola, il nulla. E penso che nei prossimi giorni non diranno granchè, che di prime pagine dei giornali ne vedremo poche.

Tanto, non fu tortura quella di Genova, tanto il bisogno di “sicurezza” serve anche per giustificare queste cose, serve per onorare i bravi ragazzi caduti a Nassirya, le Forze dell’Ordine che servono perchè se no “gli zingari, i rumeni…”, serve per giustificare gli assassini di Marcello Lonzi, di Aldro, di Gabriele Sandri, di Aldo Bianzino e di tanti altri, purtroppo. Tranquilli, è prassi. Gli uomini in divisa sono eroi, a prescindere, e, se sbagliano, è solo una sbavatura, una svista. Niente di grave. Lo Stato si chiude a riccio per proteggerli, sono parte del suo corpo, sono elementi vitali e coerenti del suo modo di funzionare.

Ci si sta stringendo tutto troppo addosso, a maggior ragione con una sentenza che si mette nelle pagine più vergognose della storia di questo Paese e garantisce scappatoie a chi serve lo Stato nel suo compito, ovvero l’esercizio della violenza, nel silenzio colpevole di parte dell’Italia: come in una riserva indiana ci si trova in pochi, disillusi, a pensare che continuare a parlare di queste cose non sia solo importante,  ma fondamentale, necessario. Perchè la storia siamo noi, è un ingranaggio collettivo.

commento da Radio Blackout – Torino

commento da Radio Onda Rossa – Roma

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1 commento»

  Fabry wrote @

Grazie K.


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