Karletto

“Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.” Prof.F.Scoglio

Teledipendenza

Allora. La cucina è ridotta a un cesso causa work in progress del coinquilino che sta sistemando lo scarico dell’acqua: ho dovuto fare i piatti [termine gergale per “lavare i piatti”] nella doccia, ma fa niente. In compenso ha pulito il forno.

Di contro ho passato il pomeriggio a dormire, cercando di recuperare invano del sonno perduto, la precedente notte passata in dormitorio [con un telefonino che alle 5.23 inizia a suonare all’impazzata] e la conseguente mattinata passata a lavorare.

Lavorare… oddio, mi sono concesso anche una discreta pausa al parco con Grand River di Wu Ming a cercare di farmi evadere rispetto alla collocazione geografica dei miei 90 kg abbondanti, cercando di farmi credere di non essere in una frazione di Dalmine ma in Canada.

Brutta sensazione comunque, quella di lasciare il lettino scricchiolante del dormitorio, le sue lenzuola azzurrine fruscianti, e non fare ritorno su un più confortevole letto a una piazza e mezza ma prendere la macchina e respirare gli scarichi dei camion per i sei km che separano Bergamo da Dalmine sulla statale che porta poi verso Milano: trovare un bar aperto per la colazione è stata un’impresa, così come cercare di avere un aspetto credibile e una faccia minimamente presentabile.

In tutto questo il mio pollice ha pigiato in maniera ossessiva i tasti del telecomando della televisione della mia stanza [piccola particolarità: se in cucina si prende bene rai 1 in camera suddetta emittente non si prende, ma in compenso rete 4 – che in cucina non si vede – si riceve che è un piacere. Poi qualcuno di più intelligente di me mi spiegherà prima o poi come funziona il digitale terrestre], soffermandomi su due per me new entry: da un lato “Canta e vinci” con Amadeus, dall’altro “il giudice Mastrangelo” con Alessia Marcuzzi e Diego Abatantuono.

I quiz a premi serali mi sembrano un’idiozia dai tempi del “Gioco dei Nove”. Rappresentano quella parte nazionalpopolare della nostra televisione più rappresentativa del fatto che viviamo in un Paese di merda e che tutto quanto sta succedendo rispetto a migranti, diritti umani, rom passi se non sotto silenzio addirittura con la tacita approvazione di una maggioranza appunto silenziosa.

Forse è anche colpa di Amadeus e del suo programma, chiaramente preso da un format americano. Controllo e scopro che la puntata di oggi è stata la prima ri-trasmessa dopo il flop di questa primavera, che ha fatto sospendere il programma dal palinsesto.

Protagonista della serata una 25enne direi abbondante che si è presentata in scena con un cane e vestita da Crudelia Demon: ora, va bene l’approccio kitch alla vita ma solo se supportato da un po’ di autoironia. Invece la suddetta si prendeva fin troppo sul serio, cercando di entrare nella parte della cicciona simpatica che ha stima di sè, mettendo in imbarazzo il marito – vestito per l’occasione con jeans cangianti e una camicia viola da camera a gas – e facendosi insultare da Checco Zalone, che tranquillamente gli dà della vacca. Un cinque alto a Zalone.

Il Patto di Varsavia avrà avuto i suoi limiti, ma trasmissioni così diseducative di sicuro non sono mai passate per le televisioni nazionali dell’Oltrecortina.

Altro discorso per Abatantuono nel ruolo di un giudice salentino: nonostante la Marcuzzi, la regia di Oldoini [che ci ha regalato perle come “Anni 90”, tanto per capirci] e il fatto di essere una fiction fatta e finita per la televisione, l’ambientazione e il trio Abatantuono-Catania-Conti [già protagonisti di quei film di Salvatores che hanno formato cinematograficamente la mia adolescenza] fanno funzionare il prodotto.

Certo, il rapporto di amore-odio per vicende personali che ho con il Salento mi fa guardare con simpatia all’idea di usare la provincia di Lecce come ambientazione, ormai terra di elezione per un turismo di massa gggiovane e ribelle.

A proposito, giovane lumbard che vai in Salento: puoi anche metterti in testa di fare la vacanza più “consapevole” del mondo. Che tanto te e i tuoi amici non seguite il turismo di massa e siete veramente appassionati della musica salentina che ballate le pizziche a piedi nudi e “la notte della taranta no dai, è un delirio per turisti”. E poi andate alle dancehall in spiaggia e ballate i sud sound system.

Sappiate che non state facendo del turismo consapevole, per quanto vi vogliate distinguere. Che poi quando tornate a nord con le maglie “Salento 12 – lu mare lu sole lu ientu” e continuate a chiamare il vino “mieru” non fate operazione diversa dal turista medio. Solo, vi hanno costruito un’offerta turistica su misura: economica e con quel pizzico di interesse culturale per farvi tornare – entusiasti – in città alla fine delle vostre vacanze, dopo aver ingurgitato litri di rosè in caraffe di terracotta con il galletto dipinto.

Non è un’accusa, l’ho fatto anche io in parte per un’estate [a proposito, è morto Lapassade]. Prendetene atto e divertitevi. Tenete presente che di notte, nei campi, c’è una moltitudine di migranti che dorme aspettando la mattina per partecipare alla raccolta di pomodori a ritmi infernali e trattati da schiavi. Che a San Foca, vicinissimo a Lecce, c’è un Centro di Permanenza Temporanea.

Playlist:

  • Swingin’Utters – a juvenile product of the working class
  • Fat Boy Slim – you’ve come a long way, baby
  • jimmy cliff – wonderful world beutiful people
  • a spizzichi e bocconi un po’ di Pansy Division e Against Me!

Lettura web consigliata: il giallo ha cambiato Garlasco

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