Karletto

“Tutte le mattine devo alzarmi odiando qualcuno.” Prof.F.Scoglio

A Gaza bombardano dal cielo, dalla terra e ormai anche dal mare

Finalmente qualcuno ha provveduto a mettere apposto il mio blog, che avevo incasinato con delle cose che neanche io so.
Il blog asimmetrico mi provocava attacchi d’ansia e mi bloccava nel pubblicare qualsiasi cosa, dato che ho una specie di fissazione per l’ordine tutta mia, che non prevede le mie cose nello spazio ma solamente la disposizione visiva di un qualcosa che si para davanti a me.
Vista e non tatto.
A Gaza bombardano dal cielo, dalla terra e ormai anche dal mare [è stata colpita una casa da mezzi navali militari israeliani].
Un macello, un’ecatombe, per un territorio che già aveva qualche piccola sfiga di suo [come un embargo criminale], ad alta densità di popolazione e con una percentuale di over 18 anni fra le più elevate al mondo.
Guardando una galleria di foto di Repubblica  mi sono venuti in mente i cartoni animati, goldrake e mazinga, con le esplosioni in cielo e la pioggia di proiettili… solo che gaza è vera, reale, e lo posso testimoniare con certezza: ci sono stato.
L’esperienza, il contatto, un checkpoint infinito per entrare, le università gremite di ragazze con hijab coloratissimi, le partite di pallone sotto un sole implacabile, la visita alla sede dell’fplp e all’ospedale di Gaza.
Il pullman a velocità folli lanciato per il centro città, il primo anno – 2006 – sotto i bombardamenti e gli spari, notti con le orecchie aperte a sentire i botti e una 20ina di pazzi italiani che pretendevano di giocare a pallone proprio lì, in quel buco di culo di mondo.
E Khan Younis, nel sud della striscia di Gaza, dove scendemmo in campo davanti ai dignitari locali con un tricolore con la stella rossa e, dopo l’inno palestinese, ci misero “bella ciao”. Tu sei lì, schierato in una maglia di calcio più piccola della tua taglia, e un po’ ti commuovi.
La diplomazia internazionale è più ferma che mai, i vari Frattini giocano a rimpiattino buttando tutta la responsabilità su Hamas come se prima dell’interruzione della tregua e il lancio di qualche Qassam la situazione fosse stabile e i palestinesi non morissero per l’embargo.
L’UE manda a mediare un terzetto composto da Francia, Repubblica Ceca e Svezia. Mancano solo Andorra e Topolinia.
L’esercito egiziano spara a Rafah sui palestinesi che provano a scappare in Egitto.
La Lega Araba si fa sostanzialmente i cazzi propri.
Tutti invocano il “diritto all’autodifesa” di Israele, senza memoria.
Non si ricordano di una tragedia, di un popolo costretto in massa nel 1948 a diventare un popolo di profughi, delle risoluzioni ONU violate, di colonie abusive costruite di continuo, terre e acqua espropriate, muri costruiti, carceri piene, check point, stragi, massacri.
Più di 500 morti e 2000 feriti, l’uso da parte di Israele di armi al fosforo bianco, il groppo in gola di chi lì a Pasqua pensava di tornare lì.
I media e l’opinione pubblica sono come la televisione sintonizzata su un canale morto, friggono immaginari menzogneri e si dividono fra appiattirsi su posizioni che borbottano di autodifesa e di hamas e il silenzio, quello assordante.
E allora tutti in coda, allegramente, per questo finale di vacanze invernali, verso i centri commerciali: il più celebre nei dintorni prevede duecentomila visitatori per la sola giornata di domani.
duecentomila.
Che poi quando fai un presidio e sei in cinquecento sei felice e pensi di aver portato a casa il risultato, quale cazzo di risultato? c’è probabilmente un universo parallelo, scollegato, un incubo di quelli di quando mangi la peperonata fredda la sera prima.
Finito il turno in dormitorio e svolte altre incombenze lavorative stamattina avevo pensato furbescamente di comprare due paia di pantaloni, mi sono trovato immerso in una folla brulicante e ho capito chi vota berlusconi, probabilmente.
Coppie che litigano in dialetto, famigliole stressate dalla smania dell’acquisto-in-tempo-di-crisi, terribili doppiecoppie platinate [lei con fuseaux comprimiciccia lui con avambraccio villoso, sequela di braccialetti e di solito affetto da prognatismo], bambini stronzi, compagnie di ragazzini trendy.
Calore soffocante, il giaccone che mi fa sudare, le ascelle che iniziano – dopo notte in dormitorio – ad assumere profumazioni da fogna.
Non si può neanche fumare, ti verrebbe da accendere una sigaretta innervosito dalle urla dei genitori “Carlottaaastaiattentaaaa!” o i vari “daicheanvàfòdicoioni” detti da brizzolati signori appoggiati a causa del mal di schiena coi gomiti al carrello.
Razzi Qassam pure qua, mentre a Gaza si combatte casa per casa… Segnalo un discorso di Marcos su quanto sta succedendo dall’altro lato del Mediterraneo.
Nevica
nevica
nevica.

Attenzione alla banda della Punto Blu.

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